PISTOIA. Una strada che si sta svuotando, negozi storici che chiudono, fondi in affitto e una grande tristezza nei pochi commercianti rimasti. Via Filippo Pacini è una strada transitata solo dalle auto che passano, alle volte anche a velocità elevata, con i suoi marciapiedi sconnessi e un vuoto glaciale la sera. Dopo le grida di allarme per la morìa del commercio in Galleria Nazionale e in via della Madonna, la richiesta di aiuto ad un’amministrazione considerata “sorda” arriva dai negozianti di via Pacini.Un po’ più di vita si può trovare nella prima parte della strada, quella vicino all’ex ospedale del Ceppo; dalla metà in giù, tanta desolazione e negozi sprangati. Come la rosticceria, il panificio, il negozietto Arterrante che aveva aperto solo un paio di anni fa. «Ogni giorno è sempre peggio – afferma Claudia Nesti, titolare dell’unica tabacchera di via Pacini da 11 anni- da quando hanno spostato l’ospedale poche persone passano di qui. Prima era un via vai continuo di infermieri, medici, parenti dei pazienti ricoverati. Pistoia capitale della cultura? Secondo me non è pronta a questo. Il centro si sta svuotando».
«Pistoia, fuori della Sala di crisi si muore»
La testimonianza di Francesco Barni, commerciante alla Barriera, che da pochi giorni ha chiuso la sua attività
«Negli ultimi 3-4 anni, dalla chiusura dell’ospedale, la situazione è precipitata – le fa eco Igor Beneforti, titolare dell’omonima edicola – Si parla addirittura di pedonalizzare la strada: che senso ha se mancano i parcheggi intorno? E l’anno della cultura? Come strutture e monumenti Pistoia avrebbe tanto da offrire, ma mancano, a mio parere, idee valide. La cultura sono i Dialoghi sull’uomo, Leggere la città ed il Blues? Va bene, ma non può limitarsi tutto a tre eventi nell’arco di una anno. Ci vogliono iniziative collaterali».Lo sa bene Chiara Lomi, che da otto mesi ha aperto il suo Il Ceppo ristorante cocktail Lab in piazza Giovanni XXIII, dopo 17 anni di esperienza all’estero. Otto anni di “lotte” per far vivere una piazzetta abbandonata a se stessa «Ho chiesto più volte all’amministrazione di far vivere questa parte del centro, con mercatini e eventi collaterali al Blues, ma la burocrazia ci lega le mani. Eppure ho scelto volutamente di aprire qui perché Pistoia non può essere solo la Sala. E lo sapevo che era una zona un po’ morta, ma spero qualcosa cambi. L’amministrazione deve intervenire adesso prima che sia troppo tardi e che chiudano davvero tutti i negozi».

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